Negri, froci, giudei & Co

Qualche giorno fa sono andata a vedere l’ultimo spettacolo di Gian Antonio Stella e Gualtiero Bertelli con la Compagnia delle Acque, tratto dal libro Negri, Froci Giudei & Co - L’eterna guerra contro l’”Altro”.
Un mix di racconti e musica che ha attraversato i luoghi comuni, gli stereotipi, le tragedie collettive e i tanti drammi personali di chi da sempre o improvvisamente è stato etichettato come altro, è stato escluso, discriminato, segregato, massacrato. Dalle leggi razziali alle ninne nanne, da contenuti scovati sul web a racconti che ti lasciano incredulo e che ti rigano il volto di lacrime.
Molte cose mi hanno colpito di questo spettacolo e mi rimarranno dentro come campanellini. Due le voglio condividere: la storia della venere ottentotta e quella delle le ninne nanne.
Quella della Venere ottentotta è la storia di una giovane schiava di etnia khoi che “fu portata a Londra nel 1810, fatta girare come un animale da circo e costretta a entrare e uscire da una gabbia dimenando nuda davanti al pubblico il sedere particolarmente sporgente. Recuperato da Cuvier, il cadavere della poveretta, morta probabilmente di sifilide e di polmonite dopo essere stata spinta a prostituirsi una volta abbandonata a Parigi, fu vivisezionato. Il cervello e la vagina che presentava una specie di «velo del pudore», vennero esposti fino al 1974, per circa un secolo e mezzo al Musée de l’Homme di Parigi. La definizione di «boscimano» viene dall’inglese «bush man»: uomo delle selve. Oggi i resti di Saartjie, di cui si ignora il nome originario, riposano in Sudafrica dove, per iniziativa di Nelson Mandela, sono stati sepolti l’8 marzo, giorno della festa della donna.”
L’altro contributo è quello sulle ninne nanne: “Ninna-o ninna-o questo bimbo a chi lo dò? Lo darò all’uomo nero che lo tiene un anno intero…”
Inquietante, e anche razzista! Eppure fa parte del bagaglio culturale e antropologico a cui apparteniamo. Anche gli africani cantano ninne nanne in cui c’è un bianco che fa paura, con cui il bambino non vorrà stare.
Di sicuro noi questa la aboliamo dal nostro repertorio, le parole hanno un loro peso. La ninna nanna africana cantata alla fine da Rachele Colombo è stata la chicca della serata: Duerme duerme negrito, voce, contrabbasso e percussioni.
Ecco qui un assaggio dello spettacolo (dalla prima nazionale del 16 gennaio scorso a Bolzano).
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