Home » Educazione, Recensioni

Non di solo mamma e papà vivono i figli

Pubblicato da Egidio il 17 febbraio 2012 14 Commenti

Elisa dice che ci sto prendendo gusto: è vero, com’è vero che aspetto interessato il pensiero di chi legge. Ringrazio.

Questa settimana era prevista la recensione di Besame Mucho, ma sarà per venerdì prossimo. A volte i libri entrano con prepotenza nella tua giornata e non puoi sottrarti a loro, Amzon consegna troppo in fretta.

Forse mi piace Tuggia più del suo libro, l’ho conosciuto anche come persona coerente con quello che scrive.

Ma veniamo al libro: Non si solo mamma e papà vivono i FIgli. Lettera ad un genitore della psychologic generation.

A me ha fatto venire alla mente due vissuti, scusate l’impronta personale di questa recensione, ma non posso separarmi dall’essere padre, figlio e fratello.

Uno: Mia sorella è l’unica tra i fratelli “che non ha studiato”. Ultima dopo 5 maschi, coccolata e ribelle fin da giovane, non credo abbia letto molti libri di psicologia, ha avuto una vita di relazioni “tormentata” ed ha un figlio meraviglioso: istintivamente è una madre eccezionale.

Due: Ad un incontro con  Gigetto de Bortoli, organizzato dalla scuola dei miei figli qualche anno fa, sono rimasto basito di fronte alle sue affermazioni : nessun tossicodipendente pensa che la colpa delle proprie scelte sia dei genitori, non è responsabilità dei genitori se i figli hanno problemi. Io avrei aggiunto l’avverbio “solo”, forse don Gigetto ha estremizzato.

Nello spazio dedicato alle nostre domande gli ho chiesto che senso avesse il nostro sforzo ad essere bravi genitori, a quel punto anche quell’incontro era inutile. Non ricordo del tutto la sua risposta, in realtà non mi ha convinto del tutto, quello che mi è rimasto dentro è che non sapremo mai quali azioni educative siano più efficaci e lo siano fino in fondo e quanto incidano sui comportamenti dei nostri figli.

È stato disarmante. Da una parte ci si sente sollevati da troppe responsabilità ma dall’altra ci si sente impotenti.

Un aiuto in questo senso ci viene da Tuggia.

Ci interroga sulla relazione tra famiglia e società, spesso visti l’una come il bene e l’altra il male. Ci suggerisce quando dobbiamo non essere invadenti e lasciare ad altri alcuni compiti educativi, si chiede quanto siano importanti i genitori, parla di accoglienza, di sobrietà nelle scelte, di prendersi cura della propria anima, di essere capaci di sognare.

E alla fine quello che non ti aspetti: la globalizzazione dell’educazione:

Quale futuro, quale mondo sto preparando per tutti i figli con le scelte che stiamo facendo oggi, tutti i giorni per loro? …. Ma se non riesco nemmeno con mio figlio, dovrei preoccuparmi anche dei figli degli altri? – Osservazione comprensibile che però non è in grado di cogliere l’impossibilità oggi di educare a prescindere dalle relazioni con il mondo

Della sua semplicità nello scrivere ho già detto, anche nella forma: è una chiacchierata tra amici anche quando ti accorgi che il pensiero è profondo e che dietro c’è grande cultura ed esperienza.

Altro vantaggio, si legge in un paio d’ore o poco più.

Link: Non di solo mamma e papà vivono i figli. Lettera ad un genitore della psychologic generation.

Questo post partecipa al Venerdì del libro di Homemademamma

Ti potebbe interessare anche:

  1. Dove andiamo, papà? Vivere piangere ridere con due figli diversi dagli altri
  2. Mamma, papà fumate ancora? Gli ex fumatori sono irresistibili!
  3. Amarli senza se e senza ma
  4. GENITORI & FIGLI – AGITARE BENE PRIMA DELL’USO
  5. 14 febbraio non è solo San Valentino! E’ il 1° ZebukDay!

14 Commenti »

  • Palmy scrive:

    Mi sembra interessantissimo da quello che scrivi: già il titolo ti fa pensare… com’è vero che non siamo noi genitori la risposta a tutte le esigenze dei figli e com’è vero che i figli vengono educati o diseducati nella relazione con il mondo…

  • Sabina scrive:

    Se fosse tutto semplice e diretto, quando io dico ai miei figli “A”, loro capirebbero “A” e si comporterebbero “A”. Invece uno capisce “B” e l’altro capisce “C”, per poi comportarsi uno “D” e uno “E”, con magari qualche punta di “F”…e noi a chiederci: ma come è possibile, li ho educati allo stesso modo!!! (è possibile, è possibile..). La speranza è che quel “A” che abbiamo detto in qualche modo metta le radici dentro di loro e con il tempo possa dare buoni frutti..
    ..Altro esempio: non ho mai dovuto dire più di una volta ai miei figli (ma anche ai miei nipoti) di non toccare la stufa della nonna quando è accesa perché scotta: non per un fattore di ubbidienza, ma di esperienza. Tutti si sono invariabilmente scottati e tutti hanno invariabilmente capito che non si tocca. Conclusione: l’esperienza diretta serve, e preservare sempre e comunque i nostri figli da tutto e da tutti, secondo me può solo fare danni (a me viene la pelle d’oca quando sento i genitori chiamare i propri figli “i miei gioielli” – i gioielli si tengono in cassaforte e si esibiscono, i figli rotolano nell’erba e si amano).
    Non so se c’entrano molto con il libro, non l’ho letto, ma queste sono le riflessioni che mi sono venute leggendo la recensione di Egidio.
    Complimenti Elisa, hai trovato un ottimo critico letterario, a costo zero!!!… :-)

  • Laura scrive:

    Sembra proprio un bel libro….forse metterà in crisi ancora di più il mio ruolo di madre….però mi hai incuriosito, credo ne valga la pena!!!

  • Gloria scrive:

    Lo sto leggendo anche io, ma ripreso a pezzi e bocconi, e non lo sto gustando come dovrei…

  • Michela scrive:

    Il titolo di questo libro è molto accattivante, anche se dopo quella di Cì, lo scorso venerdì del libro, io attendo con ansia la recensione di Besame mucho, uno dei miei preferiti di sempre.
    Ne approfitto per complimentarmi con Elisa, nuova compagna di rubrica (io curo la rubrica bambini in cucina: ricette e idee pronte in tavola)
    sul sito del bambino naturale, ho letto il primo pezzo, e dato l’interesse personale che nutro per il tema trattato l’ho trovata davvero molto bella, io la seguirò!
    Ciao,
    Michela

  • Mestieredimamma scrive:

    @michela grazie mille!! ma ci dobbiamo sentire noi!!!

  • Michela scrive:

    Ma certo Elisa, quando vuoi! ;-D

  • Mammozza scrive:

    Interessante davvero

  • Stefania scrive:

    Nella mia zona hanno organizzato un incontro in cui uno degli interventi in programma ha lo stesso titolo di questo libro. Ho visto un manifesto per strada ma non ho notato se è prevista proprio la presentazione del libro!

  • scrive:

    Ciao,
    sono molto curiosa e spero di leggere presto la tua recensione di Gonzales, nella mia avevo detto che è piaciuto anche a mio marito, ora vediamo che ne pensi tu.

    Le premesse mi avrebbero resa molto scettica.
    Certo l’influenza del gruppo dei pari, della società e tutto, ma se noi come genitori forniamo delle basi solide tutto quello che rema contro a un’esistenza felice, troverà delle resistenze. E’ anche vero che è sano e naturale che ad un certo punto i figli prendano la loro strada, ci sia anche una fase di confronto/scontro/lettura critica di quanto abbiamo fatto e siamo noi. Che si possa solo sperare di aver fatto il meglio pissibile, di aver fornito sicurezze e una solida autostima, racconta i nostri limiti umani e sembra desolante, ma non è affatto poco.

    Sulla globalizzazione, sul ruolo che possiamo avere anche nell’educazione di altri, rifletto spesso, se vogliamo anche con un certo egoismo travestito da altruismo, vorrei che mia figlia si trovasse per compagni di viaggio esseri umani rispettati e in grado di rispettare. Questo mio desiderio (e impegno per quanto riesco) però ancora conserva una finalità positiva: un mondo dove tanti esseri umani sono sereni porta valori positivi per tutti.

  • egidio scrive:

    @cì, ho letto con interesse il tuo ed altri commenti di Gonzales, homemademamma è la nostra casa e mi ha incuriosito il l’interesse di Michela, ma di Gonzales parliamo domani.
    Tornando a Tuggia, lui vuole sfatare l’idea che la società “remi contro” e che sia solo la famiglia a creare le solide basi educative.
    Creare una rete di relazioni tra le famiglie nel territorio in cui viviamo è il modo per non vivere la dicotomia tra il dentro ed il fuori, Elisa ne parla meglio di me in questo post sempre ispirato da un incontro con Tuggia http://www.mestieredimamma.it/15/06/2011/educazione/il-segreto-dei-legami-leggeri-tempo-di-wurstel-e-di-minoranze/

  • scrive:

    ciao, sono andata a leggere il link con il parere di Elisa.

    Per come sono fatta io non riesco a farmi un giudizio dato che ne’ ho letto il libro ne’ ho sentito il suo autore di persona esporre le sue teorie. Da quel che leggo però mi sono fatta un’idea, conscia che potrebbe essere poco centrata.

    Ancora non mi convince, mi pare semplifichi troppo. La differenza tra noi è la generazione dei nostri genitori è immensa, soprattutto è diversa la società, non sono possibili paragoni e in linea di massima non mi piacciono quelli del “una volta era tutto meglio”, quando girano quelle terribili liste di cose che facevamo da piccoli e non siamo morti per questo mi altero sempre (mica lo dicono dei bimbi morti, o paralizzati, o con danni permanenti, perchè non era obbligatorio il seggiolino auto, ne’ paragonano i dati della densità di traffico a quelli di oggi, per fare l’esempio del caso che mi fa arrabbiare di più). Io vivo qui ed oggi, semmai bado a costruire il mio futuro su quello che desidero non su modelli del passato (e avrei preferito un esempio con una bella torta di mele fatta in casa da mangiare a merenda tutti assieme, non cibo spazzatura sotto i portici tra adulti).

    Non è però tutto da buttare la teoria dei legami leggeri è quello su cui personalmente sto lavorando, qui c’è il pedibus da anni, le biblioteche e i comuni organizzano fior di incontri costruttivi, aggraganti, utili, eppure spesso sono disattesi o strapieni ma di soli genitori della fascia intorno ai 40, chissà perchè?). In termini di impegno personale spesso è una gran fatica, soprattutto se i vicini hanno vite molto diverse, però devo dire che apprezzano i miei muffin vegan.

    ciao

  • Mestieredimamma scrive:

    grazie Cì.
    Nemmeno a me piace la generalizzazione del “si stava meglio una volta”. per certe cose non tornerei indietro nemmeno io mai e poi mai (sono d’accordissimo con quello che dici delle liste…). Mi ispiro al passato però per le cose che mi piacevano e che mi mancano, tipo il passeggiare per strada senza essere travolta da smog e auto, la maggiore autonomia dei bambini perchè effettivamente c’erano meno auto in giro e perchè le persone che incontravi nel tratto casa-scuola, fatto da soli e rigorosamente a piedi o in bici, di davano un’occhiata come silenziosi complici dei tuoi genitori.
    Forse i wurstel non sono per niente azzeccati come esempio, ma l’idea è: non telefoniamoci tra vicini di casa, apriamo le porte, non mandiamoci una mail invece di dirci 3 parole tra vicini di ufficio etc. Di quel passato, in cui i rapporti di vicinato e di aiuto erano più facili, meno coperti dalla coltre delle convenzioni io ho una grande nostalgia e quotidianamente cerco di uscirne (da noi va per la maggiore il pane condiviso ;) , ma i tuoi muffin li assaggerei volentieri!!

Lascia un Commento!

Aggiungi il tuo commento sotto trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti ai commenti via RSS

Sii gentile, non andare off topic e non spammare.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo blog è abilitato per Gravatar. Registati per ottenere il tuo avatar personalizzato su Gravatar.