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Risposte della Dottoressa De Petris sull’alimentazione dei bambini: alternative vegetali, latte, svezzamento, cereali e altro ancora!

Pubblicato da Mestieredimamma il 10 giugno 2010 3 Commenti

Ho già avuto modo di ascoltare la Dott. Michela De Petris* in una serata in cui ha presentato il suo libro RICETTE DA FAVOLA PER BIMBI SANI E… MAMME IN GAMBA di cui ho raccontato qualcosa in questo post. Si tratta di un libro che contiene indicazioni nutrizionali, consigli pratici, ricette sane e suggerimenti medici. L’approccio della dottoressa è stato davvero aperto e questo mi ha spinta a ricontattarla per una piccola intervista da pubblicare sul blog. Oltre al fatto che è anche molto disponibile e simpatica :-)

Nell’intervista che segue le domande sono mie e di alcune lettrici del blog e riguardano allattamento e svezzamento, consumo di latte vaccino, attività peristaltica, consumo di cereali integrali, integratori e altro . L’orientamento della dottoressa è vegano ma vorrei precisare che in questa intervista non si fa riferimento a scelte etiche ma solo ad aspetti legati alla salute e alla nutrizione del bambino.

Perchè – al di là di scelte etiche – Lei propone un’alimentazione vegetariana o persino vegana per i bambini fin dallo svezzamento?

Perché si visto che è la migliore in assoluto. I bambini, per definizione, anche se vivono in famiglie onnivere o pescivore, fino ai 12 mesi non necessitano di cibi di origine animale. Secondo molti studi scientifici l’introduzione precoce di questi alimenti può scatenare allergie e poi non sono per nulla indispensabili, anzi: grassi saturi e colesterolo non sono vantaggiosi nemmeno in tenera età.

Però oggi i consigli dei pediatri non sono in linea con la sua proposta: il programma classico di svezzamento prevede anche il liofilizzato di carne a 6 mesi. Sono possibili delle vie d’incontro?

Fortunatamente i pediatri stanno aggiornando le loro convinzioni anche se spesso succede che molti di loro non sappiano come impostare un programma di svezzamento privo di cibi di origine animale. Ma se ci si pensa bene il fatto che molti alimenti, in particolare la carne, debbano essere modificati (liofilizzati, omogeneizzati o comunque frullati) significa che non sono adeguati a bambini così piccoli e senza denti. L’American Dietetic Association, la più grossa società scientifica americana che si occupa di cibo e nutrizione, già dal 1987 e poi nel 2003 e nel 2009, ha emanato la sua posizione ufficiale a riguardo, affermando che un’alimentazione in cui siano assenti gli alimenti di origine animale è salubre, comporta benefici e vantaggi sia per la prevenzione che per la terapia di numerose patologie cronico-degenerative tipiche dei nostri tempi. Un’alimentazione di questo tipo può essere intrapresa in tutte le fasi del ciclo vitale, dallo svezzamento alla prima infanzia e fino alla terza età. Tra l’altro sono sempre più numerose le società scientifiche che si allineano a questa posizione ufficiale: il messaggio è quello di limitare per tutti questi cibi fino alla completa esclusione. I bimbi alimentati in questo modo crescono bene e non hanno nulla da invidiare agli onnivori, a patto che la loro alimentazione sia varia, bilanciata e ben equilibrata.

Il latte vaccino allora è un mito da sfatare?

Certo, il latte vaccino è un alimento perfetto per i vitelli non per i bambini! Infatti è troppo ricco di proteine e di grassi rispetto alle necessità umane. Inoltre se confrontato con il latte materno è molto povero di zuccheri. In più per la sua composizione porta ad un grande aumento di peso in tempo breve, esigenza propria del cucciolo di vitello, e non del bambino.L’uomo è l’unico animale che da adulto beve latte e per di più di un altro mammifero! Questa è una forzatura che imponiamo anche ai nostri bambini. I nostri cuccioli, finché non vengono svezzati producono naturalmente un enzima (lattasi) deputato alla scissione dello zucchero del latte (lattosio). L’adulto non lo produce più in modo adeguato, ed è per questo che la maggior parte delle persone ha difficoltà a digerire il latte o ha addirittura disturbi come pesantezza, nausea o diarrea. Si possono trovare delle possibili alternative, anche se non sono necessarie, nei latti di origine vegetale che sono gradevoli, gustosi, digeribili e privi di colesterolo. A colazione si può bere anche un the o una spremuta o un succo.

Parliamo di integratori: i vegetariani e i vegani devono integrare la loro carenza di vitamina B12, dovuta al fatto che non si cibano di carne che la contiene. Non è un controsenso rispetto ad una scelta salutista come quella vegetariana/vegana?

Sembra strano prendere degli integratori mentre appare del tutto lecito assumere farmaci per calare di peso, ridurre la glicemia o abbassare la pressione. Ma polemiche a parte: sì, è utile che i vegani e i vegetariani assumano la vitamina B12 dopo aver verificato le loro scorte con delle analisi. Ai bambini vegetariani e vegani si dà comunque, seguendo una determinata posologia. Vorrei precisare che anche gli onnivori assumono gli integratori di B12, pur senza saperlo: un tempo gli animali che brucavano l’erba introducevano normalmente questa vitamina, che in realtà non è contenuta nell’erba ma viene sintetizzata dai batteri che rivestono erba, verdure e frutta. In sostanza si attingeva dai vegetali a disposizione. Oggi gli animali vengono allevati in modo intensivo, non vedono mai la luce del sole e soprattutto non brucano all’aperto, bensì vengono allevati con foraggio e mangimi a base di mais privi di vitamina B12 che per questo viene spruzzata artificialmente nei mangimi e assunta di conseguenza da chi se ne ciba. Vorrei ricordare che per la legge italiana fino al 99% della composizione dei mangimi per animali può essere OGM, quindi gli animali da allevamento – se non biologico – mangiano anche mais e colza geneticamente modificati. Un tempo l’uomo assumeva la vitamina B12 dagli ortaggi e dalla frutta che non venivano lavate per nulla o in modo non minuzioso e così assumeva naturalmente la B12 che si trova sulla parte esterna della verdura o della frutta. Oggi non possiamo certo permetterci di non lavare frutta e verdura a causa degli inquinanti che la rivestono.

Ecco ora alcune domande delle lettrici del blog.

Chiara: nel suo libro Ricette da favola per bimbi sani e… mamme in gamba alcune pappe sono proposte già a 4 mesi. Questo stride con le indicazioni dell’OMS rispetto all’allattamento materno che dovrebbe essere esclusivo e a richiesta fino al 6° mese. Perché questa proposta?

Molte società scientifiche dicono di non svezzare né prima dei 4 mesi né dopo i 6. Dal mio punto di vista l’allattamento si può proseguire fino a tre anni e anche oltre se si vuole. E rispetto allo svezzamento più tardi si comincia meglio è, oltre i 6 mesi, anche a 7. Purtroppo molte madri non possono proseguire l’allattamento per motivi medici o psicologici o per il rientro lavorativo. Comunque, a prescindere da questo, le ricette che io propongo sono alternative vegetali ai programmi di svezzamento che prevedono il liofilizzato di carne o il formaggio già a 4 mesi. Ma non si tratta di uno stimolo o di uno sprone a svezzare a 4 mesi, bensì di un’alternativa vegetale a proposte di svezzamento azzardate e avventate.

Emanuela: i latticini favoriscono davvero la produzione di muco? Si leggono opinioni completamente divergenti a proposito.

Tutti i prodotti di origine animale, quindi non solo i latticini, contengono grassi saturi pro infiammatori, cioè il substrato su cui l’organismo costruisce molecole infiammatorie. Il fatto di averne a disposizione tante fa in modo che quando c’è uno stimolo esterno irritante come un virus o un batterio, si produca una gran quantità di muco e catarro. Limitando i cibi di origine animale, specie quelli con una più alta concentrazione di grassi, come i formaggi e i salumi, il fenomeno diminuisce e in generale si guarisce più in fretta e ci si ammala meno spesso. E’ un fenomeno molto evidente, appena si tolgono latte, formaggi o jogurt molti bambini non producono più muco e catarro.

Daniela: quali alimenti favoriscono più di altri l’attività peristaltica? Si dice di assumere in generale frutta e verdura con molta acqua, ci sono limitazioni ad alcuni frutti? cos’altro si può fare?

E’ vero che le fibre aumentano il transito intestinale ma vanno introdotte gradualmente e non all’inizio dello svezzamento. I cereali integrali, le verdure e i legumi inizialmente vanno passati per togliere le fibre. Il trucco è sempre quello di limitare i cibi di origine animale che coi loro grassi rallentano le funzioni intestinali. Consiglio di dare pappe brodose con molto liquido, abbondare nei grassi vegetali di buona qualità come l’olio extravergine di oliva e l’olio di lino. Può aiutare un buon massaggio sulla pancia in senso orario per stimolare meccanicamente il transito intestinale. Inoltre può essere d’aiuto tenere il bambino in piedi perchè il cibo scende anche per gravità. Metterlo a letto subito dopo il pasto può invece favorire il reflusso gastroesofageo.

Federica: cosa pensa dell’uso dei cereali integrali nello svezzamento? Nell’interessante libro ‘Figli Vegetariani’ del dott. Luciano Proietti  (edizione Sonda, pag. 108) si dice “E’ importante non dare al bambino cereali integrali almeno fino al primo anno (meglio iniziare con i cereali semintegrali dopo l’anno e non quotidianamente) in quanto contengono troppa crusca e possono essere dannosi per il suo delicato intestino”. Le creme di cereali integrali biologici, che si trovano nei negozi specializzati bio, rientrano in questa casistica oppure il tipo di lavorazione a cui sono sottoposte le rende comunque adatte ad essere usate fin dalle prime pappe nello svezzamento? In altri libri, come ad esempio “Naturalmente bimbo ed. AAM terranuova’ si dice di prepararsi la farina per le pappe in casa, tostando e macinando i chicchi integrali subito prima dell’uso, con un piccolo mulino domestico. Quali sono secondo Lei le farine di cereali migliori con cui iniziare lo svezzamento?

I cereali migliori con cui iniziare lo svezzamento sono quelli privi di glutine come il riso, il miglio, il mais e la tapioca (che in realtà è un tubero e non un cereale, ma si presta bene per questo utilizzo). Le fibre vanno introdotte gradualmente: la cosa migliore è utilizzare il cereale integrale in chicco, farlo cuocere bene e poi passarlo al passaverdure o in un colino a maglie strette per separare la fibra dalla parte cremosa che contiene l’amido, le proteine, i grassi che si trovano nel germe (e di cui è invece privo il cereale raffinato) e i sali minerali. Si possono utilizzare anche i cereali in fiocchi e anche quelli vanno passati. Ovviamente per problemi di tempo si possono usare le farine che si trovano in commercio che però devono essere raffinate e quindi perdono, ad esempio, il grasso contenuto nel germe. Si possono anche alternare queste proposte. In ogni caso le fibre vanno introdotte gradualmente osservando la risposta del bimbo: se è vorace e tende a ingrassare le fibre si possono iniziare a dare perchè aumentano il senso di sazietà e riducono l’assorbimento dei nutrienti, moderando quindi l’appetito e l’aumento di peso. Se invece il bimbo è magro e cresce poco o non ha appetito è meglio aspettare.

*La dottoressa Michela De Petris, laureata in Medicina e Chirurgia presso l’università degli studi di Milano, è specializzata in Scienza dell’Alimentazione, è medico ricercatore presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e medico specialista all’Ospedale San Raffaele di Milano. E’ membro del comitato scientifico dell’Associazione Vegetariana Italiana, della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana e dell’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. E’ specialista in alimentazione vegetariana, vegana e macrobiotica; esperta nella terapia dietetica del paziente oncologico, docente di nutrizione clinica nei corsi indetti dalla regione Lombardia, dietologa presso il centro di medicina antroposofica Artemedica Milano.

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