Meglio senza di Eric Bende
Da un po’ di tempo un libro su tre mi viene “suggerito” da Elisa. In questo caso credo fosse per ammorbidire (leggi scardinare) le mie convinzioni, stimolare un assaggio di digiuno tecnologico.
Io sono geneticamente un contadino ma culturalmente un tecnico, quindi mi sono sentito doppiamente coinvolto dal libro di Brende: “senza” si intende senza tecnologia.
L’idea è interessante, lo sviluppo un po’ meno. L’autore ha deciso di fare una tesi “sperimentale” per il proprio master al MIT (Massachussets Institute of Technology), e vuole dimostrare una tesi: si vive meglio senza tecnologia o riducendola il più possibile.
Per dimostrare questa teoria cosa c’è di meglio che viverla?
Il nostro eroe molla tutto e va per 18 mesi in una comunità Amish, dove non esistono motori né elettricità. Ma poi, penso io, è più importante la vita o la dimostrazione della tua teoria?
Qualche giorno fa Elisa mi leggeva un articolo in cui si diceva che l’uomo più che essere animale razionale è un animale razionalizzatore: prima ha un’idea, che nasce per chissà quali meccanismi, e poi ne cerca (o forza) le giustificazioni razionali.
In ogni caso il libro dice cose interessanti, ne cito alcune:
- Spesso la tecnologia è fine a se stessa e si mangia tutta l’utilità per cui è stata fatta, non sappiamo più quanto l’automobile sia utile per andate al lavoro (visto che sempre più spesso passiamo il nostro tempo in coda) e quanto lavoriamo per pagare l’automobile.
- La tecnologia ci impigrisce e ci fa perdere abilità e stili di vita che ne migliorerebbero la qualità.
- L’assenza di tecnologia favorisce la rete di relazioni tra le persone e le famiglie
Non mi ha convinto del tutto, nel racconto, il coinvolgimento della moglie, senza la quale difficilmente avrebbe potuto entrare in una comunità amish, di cui parla pochissimo. Faceva parte del suo esperimento anche quando partoriva il loro figlio? Ha liquidato l’argomento in qualche pagina… che tristezza.
Si è spinto a “criticare” l’uso del cavallo nella comunità in cui ha vissuto: mi è sembrato presuntuoso.
Provengo da una famiglia contadina ed ho abbastanza anni per aver vissuto con un livello di tecnologia e di relazioni simili a quelle descritte nel libro, sono ancora attirato da uno stile di vita di questo tipo, ma le forzature restano forzature.
La scrittura poi è troppo dettagliata: o fai passare un’idea attraverso dei concetti, fai filosofia eventualmente avvalorata da esempi, o ti abbandoni alla forza del racconto. Mescolare le due cose non funziona.
Se qualcuno lo ha letto e ne è rimasto entusiasta… mi dica cosa mi sono perso
Questo post partecipa al venerdì del libro di Homemademamma
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Non so. Non mi convince tanto, devo dire, così come non mi convince nessuna forma – non importa quanto provocatoria e/o blanda – di luddismo.
Perché non: “Doverosamente, con la testa”? Basterebbe (e avanzerebbe) a mio parere.
Il libro non lo conosco e onestamente… non lo leggerei…
[...] Mestieredimamma.it [...]
Non ho letto il libro, ma credo che non sia la tecnologia in sé e per sé ad essere negativa bensì l’abuso o l’uso sbagliato che ne fa l’essere umano.
Quando la tecnologia viene usata con il buon senso può essere molto utile, penso alla lavatrice come all’arto artificiale che fa camminare chi non l’ha più e così via…
No, credo che non lo leggerò proprio:) grazie, un acquisto sbagliato in meno:)
non è mai mia intenzione scoraggiare la lettura di un libro, non l’ho mai considerata inutile anche quando sono critico, inoltre un libro non dice a tutti le stesse cose
Tu puoi recensire un libro come ti pare, sta poi al lettore della tua recensione decidere, non preoccuparti, se anche dovesse leggerti la casa editrice del libro in questione non ti diffiderà:) grazie comunque:)
Non so. Gli estremismi mi mettono sempre un certo “prurito”.
Come Monica credo nell’uso che si fa della tecnologia.
Il libro comunque lo leggerei: è sempre bene confrontarsi con idee che magari non sentiamo nostre. Guardare una questione da diversi punti di vista, aiuta a farsi un’idea piu’ chiara delle cose.
Grazie del suggerimento e delle tue interessantissime recensioni
Paola
Egidio per me invece è stato uno dei libri (sotto un certo aspetto) più interessanti del 2011. Vero che alcuni punti di vista non mi hanno convinta poi tanto, e che sinceramente io alla fine dell’esperimento forse non avrei fatto le scelte che ha fatto lui…
A me invece ha “affascinato” (e anche un po’ rattristato) il discorso del cavallo nel senso che alla fine dei conti (e non a torto, stava comunque facendo un esperimento) si è reso piuttosto conto che prendere il cavallo per arare il piccolo campo che aveva da arare significava anche dover coltivare molto più campo per sfamare il cavallo… Un po’ come quando facciamo i conti di quanto ci costa lavorare a tempo pieno (tra mense, nidi, baby sitter, etc…) e ci rendiamo conto che alla fine guadagnamo come se lavorassimo part time, ma senza le ore libere.
Insomma, non l’ho letto poi tanto in ottica di aver chiaro l’esperimento o dove voleva andare a parare, quanto mi ci sono un po’ riflessa per vedere quanto una parte dell’esperimento potesse davvero essere applicato nel quotidiano (orto in primis).
Insomma, secondo me è da leggere, se non altro per confrontarsi con un modo di vivere che poi, a tutti gli effetti, non sarebbe applicabile alla nostra attuale società.