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Cohousing e condomini solidali a cura di Mattieu Lietaert

Pubblicato da Egidio il 6 aprile 2012 8 Commenti

che cos'è e come funziona il cohousing

Va detto che le nostre non sono vere recensioni ma i riflessi delle letture sulla nostra quotidianità, si possono in ogni caso ignorare. Infatti non credo che questo sul cohousing sia un libro che interessa molti ma ha interessato noi: a noi piace sognare.

Ho riletto un post di Elisa che risale a dicembre 2010 e mi accorgo che i sogni sono sempre gli stessi  ma, purtroppo la realtà resta la “dura realtà”, anche se le cose cambiano, camminano un po’ più lentamente dei nostri desideri.

Io ho passato la mia infanzia in una famigli affollata (19 anime e molti animali), la gioventù in una comunità di frati. Considero la mia attuale famiglia ristretta.

Nel periodo universitario vagheggiavo una possibile vita comunitaria, ma le comuni non hanno avuto troppa fortuna ed erano già vecchie, sono troppo contadino con i piedi per terra (in tutti i sensi).  L’utopia da sola non basta.

Resta un fatto non del tutto casuale, dati i presupposti, che mi ritrovi questo libro tra le mani. La quarta di copertina inizia con una frase che rispecchia quasi esattamente quello che ci piacerebbe:

il cohousing è una particolare forma di vicinato dove coppie e singoli, ognuno nel proprio appartamento, decidono di condividere alcuni spazi e servizi comuni come il mangiare, la gestione dei bambini, la cura del verde ecc. Insomma qualcosa in più rispetto al tradizionale condominio, dove ognuno è trincerato all’interno del suo appartamento, ma qualcosa di meno di una comune, dove a legare tutti i membri è anche la condivisione dell’economia.

La città è considerata come uno dei massimi risultati della nostra civiltà, ma vivere in città sta diventando insostenibile. Secondo Meltzer (ricercatore americano) “il cohousing può essere la prima manifestazione di un tentativo comunitario rilevante ai fini della sostenibilità globale coi suoi problemi di rapida espansione urbana, di continuo degrado ambientale, di eccessivo consumo di risorse e di crescente disordine sociale” (pag 137). Vi sembra poco?

Il libro è fatto da una serie di articoli di diversi autori, per questo può sembrare poco omogeneo, inizia con il descrivere il “perché vivere in cohousing”, continua con i suggerimenti di chi ci è riuscito, e infine dedica molto spazio alla storia, ed alle storie, dei cohousing in giro per il mondo, in alcuni casi si sente vibrare l’anima di queste storie. Spesso è la descrizione di grandi progetti, che hanno bisogno di tempi lunghissimi ed anche il sostegno di politiche abitative lungimiranti difficili da trovare nelle amministrazioni pubbliche, in particolare in Italia.

Le motivazioni di chi intraprende un progetto di questo tipo sono molto forti, ma sono sempre di più le persone o nuclei familiari interessati, e chi ci riesce è generalmente molto soddisfatto.

Elementi comuni a quasi tutte le esperienze esistenti sono il bisogno di condivisione, il desiderio di uscire dal sempre maggiore isolamento tipico dell’attuale modo di concepire l’abitazione ed i rapporti con il vicinato, il tentativo di una vita ecosostenibile, il rispetto della natura e del territorio.

Una possibilità interessante, che non avevo immaginato, l’ho trovata nei cohousing per pensionati e anziani, antidoto all’isolamento e alla solitudine, permette di passare l’ultima parte della propria vita in modo più dignitoso.

Si  trovano molti consigli per chi voglia provarci e non nasconde le moltissime difficoltà burocratiche, economiche, relazionali che si incontrano (solo il 10% dei progetti va a buon fine), forse noioso per un  lettore che non abbia mai pensato di fare una scelta di questo tipo, utile o necessario per chi ci pensa.

Il libro è corredato da un interessante cd (in inglese, con i sottotitoli in italiano, perché in Italia queste esperienze non sono ancora molto diffuse) dove si possono “toccare con gli occhi” alcuni esempi di cohousing esistenti.

Link amazon: Cohousing e condomini solidali a cura di Mattieu Lietaert

(questo post partecipa al venerdì del libro di Homemademamma)

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8 Commenti »

  • Palmy scrive:

    Una versione moderna del villaggio preistorico… pensando al mio condominio non riesco però a intravedere neanche l’ombra di un buon vicinato… eppure quanto mi piacerebbe!

  • 'povna scrive:

    Il cohousing è il sogno mio e degli amici del nord. Da tanto tempo. Come ti capisco…

  • Tiziana Fustini scrive:

    in realtà è un argomento di cui si sta parlando sempre più. ed avere maggiori informazioni aiuta. giro il tuo post ad un’amica che so essere interessata .

  • maris scrive:

    E’ un concetto nuovo per me, non avevo mai sentito parlare del cohousing, devo confessarlo :)

  • scrive:

    Conosco persone che desiderano mettere in piedi realtà simili. Il concetto un po’ mi affascina un po’ mi spaventa, mi basterbbe avere i miei amici più cari vicini, la “tribù” che manca nel mio reale, invece viviamo tutti lontani…

  • paroladilaura scrive:

    una mia cara amica sta provando da anni a creare questa realtà ma le difficoltà sono tante. Io sono sicura che lo adorerei ma mio marito già odio il condominio, figuriamoci il cohousing! Io sono un’abitante delle comuni mancata e questa alienazione che vivo in città a mi disorienta più di quello che vorrei

  • Tamara scrive:

    Come Cì, l’idea del cohousing mi inquieta e mi attira al tempo stesso. Io vivo in un consorzio dove, se solo ci fosse un po’ di disponibilità e meno egoismo, si potrebbero comunque realizzare molte cose comuni a vantaggio di tutti, ma la mentalità è la cosa più difficile da modificare.
    Comunque il tuo è un suggerimento molto interessante.

  • Stefania scrive:

    Per me è una novità assoluta… Davvero interessante.

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