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Pane al kamut

Pubblicato da Mestieredimamma il 5 gennaio 2012 8 Commenti

pane al kamut

Questo pane al kamut è favoloso. Fine dell’autocompiacimento :D .

Un po’ lo sapevo che sarebbe stato così perchè nel loop della pasta madre c’ero già entrata. E in effetti sì, sta diventando una droga. Il profumino in casa e il pane caldo buono buono sono irresistibili. E poi ho trovato anche il modo di non impazzire dietro a sta pasta madre. Perchè inutile girarci intorno: molte persone sono invogliate, ma temono che sia troppo impegnativa da gestire.

Ho trovato il modo di organizzarmi e riesco a panificare in modo del tutto naturale con un dispendio di tempo minimo. Come? Sfrutto la mia vecchia macchina del pane per rinfrescare la pasta madre e anche per l’impasto successivo, poi lascio lievitare la pagnotta nel forno spento e successivamente metto in cottura. In pratica sto pane si fa da solo ;) .

Qualche volta ci riserviamo il piacere di impastare a mano. A volte! Quando ad esempio me lo chiedono le bimbe perchè vogliono manipolare un po’ di pasta o giocarci, oppure semplicemente se ho più tempo per  immergere le mani nella farina.

Ecco i passaggi per ottenere questo ottimo pane al Kamut. Il kamut mi era antipatico, perchè non è propriamente un cereale, ma un marchio commerciale, però rende il pane soffice e friabile, davvero.

pane al kamut

PANE AL KAMUT

1. Rinfresco della pasta madre

Prendo dal frigo la mia pasta madre (circa 100/150 gr.)  e la metto nella macchina del pane (perfetta sarebbe un’impastatrice!), con circa 100 cc di acqua tiepida e altrettanti di farina bianca, di tipo 1 o 0.  Imposto il programma impasto che nella mia Alice DPE dura circa un’ora e mezza (dopo aver impastato intipidisce leggermente).

Se si fa a mano, basta mescolare per qualche minuto e poi lasciar riposare in luogo tiepido.

2. Impasto

Dopo circa un paio d’ore prendo un pezzo di pasta madre e lo metto in frigo per la prossima volta (lo conservo in un vaso di vetro), e lascio il restante nel cestello della macchina del pane per il l’impasto vero e proprio che consta di:

- 100/150 gr. di pasta madre

- 300 cc circa di acqua tiepida

- 1 cucchiaino di miele (o malto, o zucchero di canna grezzo)

- 50/80 gr. di farina manitoba biologica (che è una farina molto forte e aiuta la lievitazione)

- 300 gr. di farina di Kamut biologica

- 250 gr. di farina di tipo 1 biologica

- 2 cucchiaini rasi di sale grosso integrale

Imposto nuovamente la macchina con il programma impasto, ma quando si forma una palla che non appiccica (eventualmente si regola di farina), la tiro fuori, le dò la forma, la incido sulla parte superiore e la copro con un panno asciutto.

La lascio poi lievitare nel forno spento già direttamente nella teglia con carta da forno, finchè non raddoppia di volume.

Si, lo so, l’ideale sono le lievitazioni lunghe e appassionate. Ma ho visto che se intipidisco il forno (è sufficiente qualche minuto a 50°) e poi lo spengo, l’impasto trova un luogo ideale per lievitare e nel giro di 2 o 3 ore raddoppia. Se lo lascio fuori ci mette circa il doppio.

3. Cottura

Estrarre il pane pronto per la cottura, togliere il panno, se è un po’ secco spennellare con un po’ di acqua tiepida e ovviamente accendere il forno a palla. Prima di accenderlo mettete una piccola pirofila piena d’acqua in modo da umidificare.

Quando arriva a 250° lo inforno, dopo 10 minuti abbasso a 200° e lo lascio per altri 25-30′. A quel punto vado in paranoia: sarà pronto, ci vorrà ancora tempo, oddio lo brucio, oddio lo carbonizzo…

Gli esperti insegnano il pane è cotto quando battendo sul fondo con un mestolo di legno si sente un suono ‘vuoto’, come se fosse cavo. Un po’ è vero, ma bisogna farci la mano. Io ho provato anche con lo stuzzicadente, quello da spiedino (che c’è da ridere?), per vedere se usciva bagnato. Lasciate perdere, non è mica una torta, avete fatto bene a ridere :) . Si deve provare un po’, anche perchè ogni forno ha le sue caratteristiche (la solita frase che tutti dicono: ma il mio che caratteristiche avrà?).

Appena sfornato il pane va avvolto in uno strofinaccio pulito (ma non profumato, vi ricordate i detersivi?) e assaggiato quando è tiepido.

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