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Servizi alle famiglie, precariato e opportunità

Pubblicato da Mestieredimamma il 3 settembre 2010 2 Commenti

foto sxc.hu

Non si fa che parlare di scuola, di tagli, di insegnanti precari, di Gelmini.

Ora, si sa che tra la fine di agosto e l’inizio di settembre le attività lavorative riprendono un po’ dappertutto e per le famiglie nascono i soliti problemi: non c’è ancora la scuola, dove mettiamo i bambini? Problemi che si ripropongono anche oltre l’inizio delle scuole per tutti coloro che vengono esclusi dal tempo pieno, ma anche per chi ha bisogno in generale di servizi seri, che alle spalle abbiano un progetto educativo e che diano un senso alle ore che i bambini passano lontano dai genitori.

Nei giorni scorsi per motivi di lavoro ho macinato molti chilometri in auto e ho ascoltato qualche bella trasmissione radiofonica di attualità, di politica (e anche di sano cazzeggio, che ogni tanto ci vuole).

Mentre lasciavo le mie bimbe un po’ al nonno, un po’ ad una baby sitter presa assieme ad un’altra famiglia e un po’ al nido estivo ormai in chiusura, ho potuto ascoltare Eugenia Roccella intervistata da Radio Anch’io parlare dei problemi della famiglia e indicare nella sussidiarietà una delle grandi soluzioni a disposizione della nostra società per far fronte a molti problemi (parlava dal meeting di Rimini, salutando la sola e unica tipologia di famiglia che – se mai ci saranno – potrà usufruire dei servizi).

Ecco, mi sono arrabbiata. Perchè sono – ovviamente – molto d’accordo sul fatto che la sussidiarietà possa essere d’aiuto, ma non vincolata ad un determinato modo di essere famiglia e, soprattutto, non come primo punto per risollevare le sorti della famiglia stessa.

Mi chiedo sempre perchè non ci sia un po’ di lungimiranza. Migliorare i servizi alle famiglie potrebbe dare soluzione a moltissimi problemi: dall’occupazione femminile, allo sviluppo economico, alla crescita demografica. In fondo se le famiglie non arrancano la società cresce ed è più felice.

Sbaglio?

Perchè dal 20 agosto al 15 settembre non si assumono un po’ di insegnanti precari che, in fondo, sono educatori, per supportare tutte quelle famiglie che non sanno come fare a gestire i figli in alcune ore del giorno? Se la scuola non offre più il tempo pieno e ci sono davvero tanti e tanti insegnanti senza lavoro, perchè non ci inventiamo qualcosa per far incontrare domanda e offerta? Io credo che se uno sforzo si deve chiedere è quello di contribuire alla realizzazione dei servizi e al loro sostentamento. Insomma sto dicendo che qualche soldo sarei disposta a tirarlo fuori per un servizio alternativo serio. Si può ripartire da qui?

Una vera inversione di rotta deve creare alternative, non spezzare le gambe a chi sta crescendo e a chi si impegna per far crescere gli altri.

Un’ultima considerazione: per migliorare e progredire nella formazione e nei servizi sociali ci vogliono decenni. I nostri figli, di questo passo, non solo avranno gli stessi problemi che abbiamo noi, ma non avranno nemmeno i nonni a disposizione o perchè troppo anziani (spesso si fanno figli dopo i 30 anni) o perchè ancora impegnati a lavorare, visto che fra qualche decennio le pensioni non si sa se esisteranno ancora.

C’è da stare allegri insomma :(

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