Maternità, conciliazione, Gelmini e dintorni
Il Ministro Mariastella Gelmini qualche giorno fa ha dichiarato – in un’intervista a Io Donna – che le madri che possono permettersi di rimanere a casa mesi in maternità sono delle privilegiate. Ho letto il commento di Mamma Felice e di Yummi Mummy, e li condivido pienamente, sono state troppo brave a mantenere toni pacati.
Il ministro Gelmini, che è la vera privilegiata, dà delle privilegiate alle donne che usufruiscono di un diritto.
Io ho avto immediatamente un tritamento interno, chiamiamolo così.
Io la maternità l’ho fatta, 5 mesi con la prima figlia, 6 con la seconda ed – è vero – in 2 maternità sono stata a casa quanto alcune mamme che lavoravano con me hanno fatto con una sola. E già quindi mi sembrava poco, nonostante ci sia chi non faccia davvero nemmeno questi: le lavoratrici autonome ad esempio e i ministri.
Le mie piccole hanno iniziato il nido attorno ai 5 mesi e anche se non ci sono stati problemi o difficoltà, tutti gli aspetti positivi del loro inserimento li devo al fatto che ho incontrato educatrici che, dopo un piccolo momento di assestamento, mi hanno capita e hanno fatto di tutto per gestire al meglio la situazione.
Ci vorrebbe, in tutti gli asili nido, un protocollo serio per l’allattamento materno, che dia la possibilità alle madri di entrare per allattare i loro bimbi nelle pause lavorative e che preveda la somministrazione di latte materno con biberon o bicchierino da parte delle educatrici.
Mi piacerebbe sapere se il ministro ha comprato un tiralatte o se “le portano” la bimba per allattarla. O se magari ha una baby sitter al seguito.
Penso che se mi fossi portata le figlie in ufficio anche una sola volta mi avrebbero segata subito, per dirlo con eleganza. E invece alla fine me ne sono andata io perchè senza la concessione di un orario continuato, dopo una retta di nido doppia che ci ha messi in ginocchio, non avrei potuto pensare di pagare anche una baby sitter oltre l’orario del nido. E poi non ritenevo giusto non vedere le mie bimbe per così tante ore. Ecco, questa è una di quelle scelte che ti fanno fare i salti nel buio. Ecco il privilegio di chi ha fatto la maternità obbligatoria.
Ora sono più viva e intraprendente di prima, ma non trovo giusto che una mamma per fare il suo ‘mestiere’ debba vivere dei contrasti così forti e poi avere anche dei rimpianti.
Se non vogliamo parlare di intelligenza nel gestire questi problemi, parliamo almeno di interesse: uno stato dovrebbe essere interessato all’aumento delle nascite, ad una flessibilità lavorativa che permette più occupazione e dovrebbe dare strumenti e incentivi alle aziende che la applicano. Questo sarebbe un modo serio con cui affrontare le problematiche della conciliazione tra i tempi della cura e i tempi del lavoro. Non dire che le madri che fanno la maternità obbligatoria sono delle privilegiate.
L’ideale davvero sarebbe tornare “alla natura” e vivere la maternità in maniera più sostenibile, più libera da vincoli, da asili nido, da 1000 cose che ci circondano…ma questa è tutta un’altra storia.
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[...] In rete si susseguono commenti e contributi, tra cui allcuni del tutto condivisibili: Mamma felice; Mestiere di mamma ; Panzallaria; Mamma Cattiva, di cui riporto una breve ed incisiva nota pubblicata sul suo profilo [...]
Guarda, se proprio vuoi il mio parere, secondo me la Gelmini nemmeno allatta. Darà il biberon alla pupa, perché gli aloni per una ministra sono disdicevoli…
La Gelmini, le donne normali e l’era dell’ottimismo
“Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.” Maria Stella Gelmini, Corriere della Sera
L’era dell’ottimismo. La chiamerei così questa nuova era, Signora Gelmini, mi ha dato una bella idea. L’era dell’ottimismo, come piaceva dire a un vecchio poeta delle lettere prestato a un centro commerciale (che per dircela tutta come immagine era quanto di meno ottimistico si potesse concepire). Ma d’altronde.
L’era dell’ottimismo allora. Chiamiamola così. Quest’era di crisi che segna la fine di prospettive di lavoro per maestre e operai, quest’era che abbassa ancora di più le aspettative riproduttive per famiglie il cui reddito prima precario ora è defunto. Qualche anno fa si facevano uno virgola due figli a testa, come dicevo in un mio documentario. Oggi credo meno. Perché quel poco di benessere e progettualità che due contratti precari permettevano a sposi allegri e appunto ottimisti, oggi manca. Anche grazie a lei. Non le voglio certo togliere il merito di questo.
Non le bastava però aver stangato migliaia di insegnanti e massacrato la scuola pubblica. Ha voluto dire la sua anche sulla maternità e sulle leggi che proteggono la donna lavoratrice madre.
Sono qui per questo signora Gelmini per ricordarle che quello straordinario testo unico di Legge del 2000, è il frutto di anni di lotte di donne e anche di uomini, cui lei Signora Gelmini dovrebbe essere grata come lo sono tutte le donne di questo paese. Perché grazie a quel testo unico, le donne sono protette dalla discriminazione e dal licenziamento, ma soprattutto cara signora sono protetti i bambini. Sono protetti dai datori di lavoro scellerati che vorrebbero le madri indietro quindici giorni dopo il parto e sono protetti dalle madri ancora più scellerate dei loro padroni che decidono di farlo. Per questo signora Gelmini il congedo parentale è un obbligo, perché non ci sia bambino o bambina che sia discriminato e che debba sentire la mancanza di sua madre nei primi mesi di vita a causa della mancanza di buon senso (cuore o cervello che sia). Peccato che proprio lei, signora Gelmini, ministro di questa nostra zoppicante repubblica abbia deciso di dare il cattivo esempio a questo paese tornando al lavoro ben prima di quanto le sarebbe permesso. Peccato che nessuno le faccia notare che sta infrangendo una legge dello stato, che sua figlia seppur figlia di un importante ministro, dovrebbe godere dello stesso privilegio che ogni neonato ha e che gli viene assicurato per legge: il diritto di stare con sua madre e di godere delle sue attenzioni nei i primi mesi della sua vita.
Le leggi si sa esistono per questa Maria Stella per evitare che qualche buontempone cada in tentazione facendo qualcosa che il buon senso dovrebbe proibire. Quando il buon senso non basta più allora menomale che qualcun altro ci pensa per noi.
Perché sa, se tutto si risolvesse come dice lei con l’ottimismo quanto meglio staremmo tutte quante. Potrebbe signora Gelmini provare a infonderci un po’ del suo ottimismo? Potrebbe regalarne di grazia un po’ alle donne che perdono il lavoro e la salute per via del mobbing al rientro della gravidanza? Potrebbe spargerne un po’ sulle precarie a cui non viene confermato il contratto dopo l’annuncio del prossimo lieto evento? O su quelle che di ottimismo purtroppo mancano (ma come si fa dico io) quando devono decidere di lasciare il lavoro perché il loro stipendio non basterebbe a coprire le spese della baby sitter essendo gli asili insufficienti? E si ritrovano disoccupate a casa a trent’anni magari dopo anni di studio e fatiche?
Maria Stella, il tuo nome stesso butta luce su di noi. Accetta i nostri sacrifici di donne normali, come ti piace chiamarci, e indicaci la via. Rispetta le leggi e proteggile, tu che godi di privilegi a cui noi donne normali non possiamo aspirare.
Perché non sia mai che da oggi in poi qualche datore di lavoro diciamo così un po’ gelminiano debba dire lo ha fatto lei lo puoi fare anche tu, o perchè non le venga in mente signora Maria Stella di pensare se lo faccio io lo possono fare anche le altre, e mettere magari la pulce nell’orecchio alla collega delle pari opportunità per rivedere in tempo di crisi la legge a protezione della maternità.
Perché dovessimo legarci in catene davanti al ministero con i nostri figli al collo questa signora Gelmini non gliela faremo passare mai. Poche cose sono intoccabili in Italia, e questa è una di quelle.
Ma intanto la ringraziamo davvero di aver fatto passare e sdoganato soprattutto davanti ai suoi colleghi maschi, quel vecchio messaggio contro il quale noi donne normali da anni lottiamo, che il congedo di maternità sia una sorta di vacanza premio a cui il parto ti dà diritto, un privilegio appunto. Grazie davvero signora Maria Stella per aver distrutto in pochi secondi il lavoro e le conquiste di anni.
Il privilegio infatti non è più un diritto acquisito ma qualcosa che il potente dà e il potente toglie. Lei è potente e noi siamo donne normali. Grazie di avercelo ricordato di nuovo.
Andate a vedere come sono organizzati in Francia per agevolare le donne lavoratrici…… Gelmini sei peggio di un uomo!
grazie silvia per questo contributo limpido e amaro, quanto è vero quello che dici!
Ho provato per un attimo a mettermi nei panni e nella testa del nostro ministro di fronte alle innumerevoli critiche che probabilmente qualcuno le avrà riferito (non immagino che legga direttamente i blog su internet), ed immagino che proverà solo un certo fastidio.
La “gente normale” pensa che ci siano dei “privilegiati” ed i “privilegiati” pensano di aver diritto a quello che hanno per merito proprio, insomma per aver conquistato quello che hanno.
Non entro nel discorso di giustizia, democrazia e pari opportunità perché si andrebbe molto lontano, ma è più facile trovare chi si lamenta della propria condizione, considerandosi vittima di qualcosa, piuttosto che trovare chi si sente privilegiato, magari senza averne il merito.
Sono convinto che la percentuale di chi si sente sfruttato con uno stipendio di 1.000 euro è uguale alla percentuale di chi prova la stessa sensazione guadagnandone 5.000.
Ognuno ha presenti soprattutto le proprie difficoltà, è difficile essere obiettivi
Insomma sarà sempre difficile discriminare tra diritto e privilegio, spesso i diritti sono i propri ed i privilegi sono degli altri, ma, caro ministro, almeno le leggi dovrebbero essere oggettive, ed è proprio compito di chi fa politica rovesciare il punto di vista e chiamare “necessità” il bene dei cittadini.
Nella mia vita lavorativa, anche come datore di lavoro, ho apprezzato e privilegiato il lavoro delle donne (se lo meritano per capacità professionale), ma raramente sono trattate così , ed arrivare addirittura a dire che sono privilegiate nella maternità, quando proprio questa è la fonte principale di discriminazione lavorativa, è proprio vergognoso.
Ho l’impressione che la politica stia diventando una macchina che costruisce e protegge privilegi di pochi, piuttosto che occuparsi delle necessità di molti.
Io sono una privilegiata.
Privilegiata perchè l’anno prima di rimanere incinta ho lavorato 6 mesi da dipendente e 6 mesi da collaboratrice e ops…mi spiace signora ma i contributi non si sommano, lei non ha diritto alla maternità.
Privilegiata perchè ho anteposto le esigenze di mia figlia ad alto bisogno di contatto e con problemi di salute a quelle di riprendere il lavoro.
Privilegiata perchè ho avuto un’altro bimbo dopo due anni e avrei lasciato tutte le mie entrate all’asilo nido e alla baby-sitter visto che non ho aiuti di nonni vicini.
Privilegiata è tutta la mia famiglia che vive con uno stipendio da 1500 euro da 4 anni e ha “bucato” tutti i contributi nuove nascite visto che i miei bimbi sono nati negli anni “sbagliati”.
Sì mi sento una privilegiata, caro Ministro, per aver potuto godere degli anni migliori dei miei figli a tempo pieno, grazie alle scelte impegnative e faticose che abbiamo fatto io e mio marito.
La conciliazione maternità/lavoro…mi fa ridere solo la parola, nulla nel mondo del lavoro va in questa direzione, chi vuole conciliare lo fa a sue spese e viene anche additato come “privilegiato”.
Scandalose le affermazioni del ministro Gelmini! è gravissimo che passi il messaggio congedo parentale = privilegio! L’astensione obbligatoria e il congendo parentale sono un diritto di legge, per tutelare prima di tutto il bambino e la madre.
Non dimentichiamo poi che i congedi parentali possono essere presi anche dai padri, lavoratori dipendenti: quanti lo sanno e lo fanno?
Ci sono legislazioni migliori ma anche la legge italiana è ben fatta, permette un graduale rientro al lavoro, nei modi e tempi più adatti ad ogni situazione, sono le aziende che dovrebbero essere più aperte ad una maggior flessibilità, a vantaggio di tutti.
Cara Gelmini l’astensione obbligatoria NON E’ UN PRIVILEGIO NON E’ UN DIRITTO, MA UN DOVERE.
Gentile Ministro Gelmini
L’altro giorno, leggendo la sua intervista sul corriere della sera, in cui dichiarava che L’ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO, è un privilegio, sono rimasta basita.
Che lei d’educazione ne capisse poco, non ci voleva la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale.
Ma almeno speravo ne capisse di legge, essendo lei avvocato, ed io no.
Certo, dato che lei ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata, in “zona franca” (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un’ingenuità, o candore imbarazzante affermato)., lo doveva fare supporre.
E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi parliamo d’educazione.
L’astensione dopo il parto, sul quale lei oggi con tanta leggerezza sputa, è appellata come OBBLIGATORIA, ed è un diritto insindacabile inserito all’interno di quelle leggi, per cui donne, molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.
Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può usufruire, dopo i tre mesi di vita del lattante, e fino agli 8 anni, per un totale di 180g, i primi 30 retribuiti al 100%, e se usufruiti entro i 3 anni di vita del bambino retribuiti al 30%, oltre i 3 anni non retribuiti.
Sempre parlando di lavoro, in cui sono riconosciuti tutti i diritti.
Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150000 euro l’anno, pari quasi al governatore della California, Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un’eresia.
Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido “aziendale” al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei dice di capire, deve avere a che fare con file d’attesa interminabili per nidi insufficienti e costi per baby sitter maggiori del proprio stipendi.
Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che usufruire, dell’astensione OBBLIGATORIA è un DOVERE, prima di tutto morale, e poi sociale.
Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa.
Ma preferisco spiegarmi meglio, ma prima una piccola premessa è doverosa.
Lei come tante donne, crede che l’essere madre, in se stesso (nel suo caso da 10g, anche se lei anche prima di diventarlo era già una luminare della pedagogia del luogo comune), le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e studi.
Ma io le comunico una notizia bomba, per parlare di pedagogia oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione non le attribuisco.
Le potrei parlare della teoria sull’attaccamento di Bowlby, d’imprinting, e altre citazioni etologiche, ma non voglio confonderle, le poche e ben confuse idee che già possiede, e allora la rimando ad esempi più accessibili.
Basta guardare il regno animale per renderci conto come le mamme non si allontanano dai piccolini, e dedicano loro, attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO (nel caso dei bambini riconducibile ai 5 mesi circa).
Non è una legge dell’uomo, è della natura.
Fare un figlio, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, DEVE CAMBIARE LA VITA DI UNA DONNA.
Sbaglia chi crede, che l’arrivo di un figlio, non deve comportare cambiamenti nella propria vita.
Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono, di se stessi, e anche del proprio tempo.
Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a misura loro.
Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé.
Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita.
L’idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno, e un biberon della tata, è solo nostra.
Ciò non vuol dire certo, che tutti bambini allattati artificialmente, o tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati.
Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l’acido folico, per prevenire la “spina bifida”.
I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno.
L’idea, che se piangono non si devono prendere in braccio “perché si abituano alle braccia”, è un luogo comune.
Le “abitudini” arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore.
Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire nel lettone), e i migliori pediatri sostengono, la scelta dell’allattamento a richiesta.
Il volere educare i bambini, inquadrarli come soldati, già dai primi giorni, non è solo antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali.
Poi possiamo discutere del fatto che molto spesso le donne sono costrette, perché non possono rimanere indietro in una posizione lavorativa faticosamente conquistata.
Che tornare a lavorare per molte donne è una necessità.
Ma per questo dovrebbe intervenire pesantemente lo stato, non certo con affermazioni come le sue.
Mi rendo conto, che il suo lavoro le permette, di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità), e tornare da sua figlia.
Ma ci sono lavori che richiedono, tempo e fatica fisica e mentale, che lei non conosce, che sarebbe inevitabilmente tolto, ad un neonato che ha bisogno di una mamma “fresca”, che gi dedichi massima attenzione.
Noi donne, infatti, spesso ci sentiamo Wonder Woman, ma necessariamente, diveniamo vittime della sindrome del sovraffaticamento.
E non è vero che è importante la qualità e non la quantità.
1) Sia perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, può essere compromessa.
2) Sia perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe avere entrambi.
Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, negli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie atmosferiche o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido.
Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario.
Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.
Bisogna dunque incentivare, i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.
E allora le domando Ministro, senza merito, di svolgere il suo ruolo istituzionale importante con maggiore serietà, cercando di evitare “sparate” fuori luogo, come questa, o come che studiare non è poi così importante, prendendo Renzo Bossi come esempio, e con maggiore consapevolezza che lei è una “miracolata”.
E proprio come tale dovrebbe impegnarsi nello studio e in un’attenta analisi di ciò che afferma, per evitare strafalcioni, e posizioni dannose, per lei per gli altri e per il paese.
Perché forse, qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, “non poteva arrecare grossi danni”, soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo, mettendo del suo, allo sfascio delle generazioni future.
Un’ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola.
Grazie per tutti questi contributi intensi e illuminati!
Ma roba da matti! Privilegiata è lei e quelle come la Ventura che possono permettersi fior di tate, non hanno i problemi di arrivare coi soldi a fine mese, e scelgono di lavorare quando e quanto vogliono.
Perché invece di fare questi discorsi IDIOTI non pensa a fare qualcosa sul serio per tutelare la maternità in Italia per rendere obbligatorio ai datori di lavoro di concedere il part-time alle madri che lo chiedono?
Io, lavoravo nel privato, ho lasciato il lavoro quando il mio primo bambino aveva un anno perché ho chiesto il part-time e non me l’hanno concesso, e questo non per reali esigenze lavorative, bensì per una assurda mentalità medievale.
L’Italia è indietro anni luce per far sì che ci sia una vera libertà di scelta per le madri.
Comunque, non so come faccia lei a tornare così presto al lavoro.
Sarà l’età?!?
Io dopo il primo figlio ho avuto quasi tre mesi continui di emorragie e al quarto mese ero una larva che cammina, figurati se potevo tornare a lavorare!
[...] [...]
intanto non mi sembra che sia tornata in parlamento, metterà qualche firma su qualche decreto (del resto, non è che prima del parto facesse tanto di più) e fa tanto la superdonna. poi non so voi, ma io ci ho messo un mese e mezzo minimo solo per riprendermi fisicamente dal parto. beata lei che invece non ha di questi problemi! infine, con questi pochi anni di lavoro si è già guadagnata una pensione da sogno. io non so neanche se avrò mai diritto alla pensione, e la maternità non me l’hanno ancora pagata dopo più di 1 anno.
Mah…ogni parto è una cosa a sè.
Facciamo finta che la Signora Gelmini sia una persona normale e che faccia l’operaia in catena di montaggio (e sarebbe già fortunata a poter avvitare lampadine alle Punto, di questi tempi), non un ministro moglie di un immobiliarista (lavoro pericoloso, sempre di questi tempi, ma redditizio) probabilmente bi-tata-munita.
Diciamo che
1) se il cesareo non le ha dato nessuna complicazione, nemmeno un piccolo punto che tira…
2) se nel post parto ha avuto un decorso fenomenalmente rapido e non ha conosciuto la pletora delle perdite, dei pannoloni, dei coaguli, dell’anemia…
3) se si ritrova un piccolo ghiro che già dalla prima notte dorme otto-dieci ore di fila e ha bisogno di essere allattata e cambiata 1- 2 volte massimo al giorno…
io la capirei anche…in fin dei conti è più gratificante avvitare lampadine alle Punto; non sarebbe sconvolta dal sonno e dalle coliche, non avrebbe fitte nè ragadi, pronta per battere il record olimpionico dei 100 m
Peccato che, se anche tutto questo fosse vero, ci sarebbero un paio di considerazioni da fare:
1) se un’operaia di catena di montaggio facesse quel tipo di dichiarazioni non se la filerebbe nessuno
2) la Signora dovrebbe andare come minimo allo show dei record o inaugurare un programma di eugenetica (ma non diciamolo troppo forte, potrebbe copiare l’idea).
A noi privilegiate restano le fotografie sconvolte (siamo sempre troppo bianche e coi capelli troppo unti in quelle foto) coi bambini di 40 giorni in spalla e dietro l’asse da stiro traboccante, in cui proviamo anche a sorridere.
Che privilegio non essere la Gel-mini-pimer!